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Antonio di Gennaro, 31 luglio 2014

Un territorio in ostaggio, impiegato come merce di scambio. Il centrodestra in Regione riesce finalmente a saldare la sua cambiale elettorale, con il centrosinistra che ha provato ad opporsi fin che ha potuto, ma che porta le sue responsabilità, perché il condono di questi giorni è l’esito di un percorso di delegificazione in materia urbanistica che parte da lontano, dal 2009, con il primo “piano casa” della giunta Bassolino. Fu una vicenda veramente incomprensibile, perché la Regione aveva appena, faticosamente approvato il piano di assetto territoriale, il primo della sua storia. Poi, inspiegabilmente, il “rompete le righe”, l’adesione repentina al diktat del governo Berlusconi, come se questa terra proprio non ce la facesse a darsi autonomamente regole civili di convivenza.

Il fatto è che almeno una metà della disordinata conurbazione costiera non ha alle spalle un piano, una previsione, è nata e cresciuta spontaneamente, e i suoi problemi sono che quelli oggi scontiamo sotto lo slogan riassuntivo della “terra dei fuochi”, che consiste alla fine nella sofferenza profonda di un territorio rur-urbano scombinato, prim’ancora che assediato dai rifiuti.

La soluzione originale che ora abbiamo escogitato è di tipo omeopatico, è quella di combattere il male con il suo stesso veleno, il disordine con il disordine, l’illegalità con l’illegalità, perché basta essere un minimo avvertiti per sapere che a queste latitudini il solo annuncio di un possibile condono ha un effetto criminogeno, è un segnale potente in grado di riattivare tutta la filiera illegale, mentre un contenzioso arretrato di più centomila domande di condono inevase è lì a dimostrare che il re è nudo, che la pubblica amministrazione non ce la fa proprio a controllare, sanzionare, regolarizzare quando possibile.

Se questa è la linea, almeno smettiamola con l’ipocrisia, con le finte preoccupazioni per la minaccia biblica della “terra di fuochi”. Siamo semplicemente un territorio refrattario alla legalità, allo sviluppo ordinato, a un’etica minimale di convivenza civile. E dobbiamo ammettere che l’Europa ha profondamente ragione nel non volerci comprendere.

Pubblicato su Repubblica Napoli il 1 agosto 2014 con il titolo “Territorio come voto di scambio”

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