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Antonio di Gennaro, 18 novembre 2014

“I fatti mio caro, i fatti”. Era la risposta di De Gaulle a chi gli chiedeva quali fossero le maggiori difficoltà per un politico. La macchina del mondo, spietata e imprevedibile, è in grado di scompaginare in un attimo programmi ed agende, stravolgendo obiettivi e priorità. Così, sono stati i duri fatti delle alluvioni in Toscana, Liguria, Lombardia, a costringere il governo a rimediare ad una evidente sottovalutazione, chiamando il  vicepresidente Delrio a un affannato tour mattutino nelle tre regioni alluvionate.

Nel giro di poche ore, la sofferenza del territorio italiano si è imposta sulle emergenze della finanza, dell’economia e del lavoro, anche se forse, a pensarci bene, il dissesto non è che una faccia diversa della stessa crisi, che riguarda in fondo la capacità di governo, la qualità delle politiche, dell’agire istituzionale.

Su questi temi il governo è in oggettiva difficoltà, avendo puntato tutto su una strategia anticiclica basata sulla semplificazione, la deregolation, la liberalizzazione delle trasformazioni territoriali. Questo è lo spirito che informa lo “Sblocca-Italia”, come anche la proposta di riforma urbanistica del ministro Lupi. La sofferenza di interi sistemi territoriali, di importanti pezzi del paese, finiti nel fango e nell’acqua sotto la sferza di un clima incarognito, spingerebbe in direzione opposta, verso il rafforzamento delle funzioni di programmazione e controllo del territorio e dell’ecosistema.

A indicare la strada è in questo momento la Regione Toscana, che ha da poco approvato una nuova legge urbanistica, innovativa e coraggiosa, che mette fine all’ulteriore urbanizzazione di suoli agricoli, che è poi la causa strutturale del dissesto, orientando tutta l’attività edilizia alla riqualificazione, recupero e manutenzione della città esistente.

Insomma, c’è da meditare, anche per la nostra Campania, che continua imperturbabile a urbanizzare duemila ettari l’anno di suoli fertili, come a dire che ogni quattro anni si edifica una nuova Napoli, con un’agenda politica ancora tutta incentrata su condoni e “piani casa”. Eppure siamo la regione del rischio vulcanico e delle colate di Sarno: una regione nella quale i tre quarti delle persone vivono malamente ammassati sul 15% del territorio, il più pericoloso; nello sfasciume metropolitano che ha fuso 120 comuni, da Capua a Battipaglia, in una stralunata periferia povera di servizi, sicurezza, opportunità.

Restituire condizioni di sicurezza e civiltà a queste terre in disordine. Ecco la priorità inderogabile per l’agenda politica della prossima consiliatura regionale, per la costituenda città metropolitana, ma anche per una città capoluogo che ha smarrito ruolo, reputazione, prospettiva. Di questo dovremmo parlare, prima che di candidati. Dando una mano al governo centrale, che da solo non ce la può fare.

Pubblicato su Repubblica Napoli del 19 novembre 2014

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