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E’ appena un momento, che il mondo è ancora tutto nero, e la luce resta solo nel cielo.

 

hamsik_rinnova_2016

Mi chiedo perché sia così bello assistere ad una partita di questo Napoli. E’ evidente che non si tratta solo di calcio. Davanti ai tuoi occhi si svolge una manifestazione di intelligenza, un progetto collettivo che funziona, un gruppo di ragazzi di qualità che sta dando il meglio di sé, un leader competente, capace, di solida umanità. E’ una storia bella. Il rito emozionante del canto dei tifosi è un riconoscere e un ringraziare per tutto questo, al di là del risultato. In questo momento il gioco del Napoli è una delle manifestazioni migliori della cultura che questa città, se vuole, è in grado di esprimere.

violetta piccola

La viola e la pervinca, erano già lì, oggi, tra le foglie cadute nella selva. Piccole creaturine, le prime che vedo, in questo pomeriggio di sole d’inverno, di freddo e luce, che è già primavera.

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Ennio_Flaiano

Chi distrugge di là, chi copre di qua: sono diventate l’arte e la bellezza i nostri nemici? Ad ogni modo, con le povere Veneri inscatolate, arrivano bei segnali di Italietta anni ’50, battiam le mani al direttore, e non c’è nemmeno Flaiano.

Immagine da wikipedia.it

riccio

Un incontro inaspettato a S. Giuseppiello. nel frutteto della camorra dove i suoli vengono puliti utilizzando piante e microrganismi. Una creatura gentile, un segno di speranza.

(dedicato a Michele)

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Mattina gelida, asciutta, che taglia, ma c’è un minuto di luce in più. L’inverno è la fucina della vita.

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Il sole è nuovo ogni giorno.

Non si può discendere due volte nel medesimo fiume.

Diamoci da fare. Auguri.

tiro a volo 21-5-15

foto di Maria Messina

Antonio di Gennaro, 9 marzo 2015

Nella foto dal cielo di Astrosamantha gli uomini non si vedono: c’è l’area napoletana con la sua fisiografia, come si è determinata negli ultimi undicimila anni, con il mosaico straordinario di vulcani ed ecosistemi: in nessun altro posto al mondo esiste una tale incredibile variabilità di paesaggi, da mozzare il fiato. Si, vista dall’alto la nostra terra è proprio così.

Le cose cambiano al livello del suolo, perché la foto dell’amica in orbita inquadra quello che al momento è il pezzo d’Italia più povero, al fondo della graduatoria del reddito pro-capite. Come se non bastasse, alla povertà monetaria – è notizia dell’altro giorno – si accompagna quella civile e dei servizi: il primato negativo riguarda anche il sistema sanitario, il welfare è più debole qui, proprio dove ce ne sarebbe più bisogno. Anche il capitale umano si erode, se i nostri ragazzi non rimangono, vanno via per studiare, per riguadagnare una prospettiva attraente di vita, all’ombra di paesaggi probabilmente meno suggestivi ma tremendamente più sicuri e agganciati alla modernità.

Ma non sono queste le cose che più spaventano, quanto la mancanza di una reazione adeguata, di una strategia per uscire da questo brutto sogno. Le classi dirigenti sono in stallo. Siamo indietro con la programmazione dei fondi europei 2014-2020, il malato è così debole che non riesce nemmeno più a reclamare le risorse per il sossestamento. La pubblica amministrazione è in liquidazione, il governo e la cura del territorio in disarmo,  la bella terra fotografata da Astrosamantha, ci casca addosso, si sbriciola, è rovinata dagli abusi.

Eppure la foto dal cielo inquadra precisamente la città metropolitana che sta nascendo, un mosaico complesso del quale Napoli è solo un piccolo segmento. Quella foto sarebbe utile, se restituisse una prospettiva d’insieme, stimolasse nuove idee. La Spagna ha utilizzato questo decennio di crisi per riprogettarsi, rinnovare motivazioni e strategie, e ripartire. Un lavoro che sarebbe tanto più necessario qui, mettendo all’opera proprio quelle giovani energie ora costrette a fuggire. Perché l’Italia ha bisogno della foto di Astrosamantha, e di noi.

 

Astrosamatha

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Mi è piaciuta l’Italia nell’ultima Confederations Cup. Non era la squadra più forte: a tratti ha imposto il suo gioco, a tratti ha subìto quello degli altri, ha sfigurato con nessuno, se l’è sempre giocata fino all’ultimo minuto. Ha ricevuto torti e favori senza menarla troppo. Non aveva i giocatori migliori, ma De Rossi quando gioca così è la storia del calcio che scorre davanti agli occhi. E’ giunta terza dietro le migliori, le è mancato un nulla per giocare la finale. Quest’Italia è un po’ il paese che vorremmo: come nel Partigiano Johnny di Fenoglio, una cosa piccola ma seria.

Johnny

Immagine tratta da http://www.flickr.com

una giornata dura