Antonio di Gennaro, la Repubblica, ediz. Napoli, 17 febbraio 2025

Parla delle cose che sono ora al centro del dibattito pubblico il nuovo libro di Carlo Iannello “Lo Stato del potere. Politica e diritto ai tempi della post-libertà”: l’erosione dei poteri democratici ad opera dei nuovi padroni del web e della finanza. Si tratta di cose divenute evidenti a tutti dopo l’elezione del nuovo presidente americano: l’avanzata delle tecno-destre, descritta e analizzata negli articoli di Ezio Mauro su questo giornale, la cui forza propulsiva è “l’innesto del capitalismo tecnologico billionario sul tronco reazionario del trumpismo, generando un nuovo fenomeno culturale e politico che segnerà questa stagione: la tech right come l’ha chiamata Elon Musk.”

E’ un fenomeno del quale si è dovuto occupare il presidente Mattarella nel suo discorso di Marsiglia, indicando tra i nuovi pericoli che la democrazia deve affrontare i “neo-feudatari del Terzo millennio – novelli corsari a cui attribuire patenti – che aspirano a vedersi affidare signorie nella dimensione pubblica, per gestire parti dei beni comuni rappresentati dal cyberspazio nonché dallo spazio extra-atmosferico, quasi usurpatori delle sovranità democratiche.”

Queste cose Carlo Iannello, nella sua veste di costituzionalista,  non si limita a descriverle, a prenderne atto: come scrive nella prefazione Giancarlo Montedoro l’autore “scava sul duro terreno dei fatti per cercare di portarne alla luce la logica”, e la forza del libro sta nell’analisi storica, per capire in quali modi, seguendo quali strade, questi processi si sono formati e rafforzati nell’arco dell’ultimo quarantennio, sino agli esiti attuali.

Una ricerca rigorosa, per capire come sono riusciti i nuovi signori delle imprese monopolistiche, delle piattaforme web e dei fondi di investimento globali a restringere via via lo spazio dei poteri elettivi, prendendo come dice Sergio Marotta nella post-fazione, “decisioni elaborate nella sfera privata e che valgono per tutti nella sfera pubblica, perché si configurano come nuove normatività.”

Il problema numero uno studiato da Iannello è l’erosione dei poteri dello stato novecentesco: “la sola organizzazione politica in cui, a partire dal periodo liberale, si è svolto il confronto democratico e in cui si è sviluppato il costituzionalismo, ossia una teoria politica dei limiti al potere che ha stabilito un legame essenziale tra rappresentati e rappresentanti”.

Una mutilazione dei poteri rappresentativi che, nelle parole dell’autore ha “minato la possibilità stessa di realizzare politiche redistributive del reddito da parte dello Stato e indebolito il Welfare State, oramai non più in grado di assolvere i suoi compiti” proprio nel momento storico nel quale è massima “la precarizzazione del mondo del lavoro, lo smantellamento del settore industriale pubblico, il trasferimento della ricchezza collettiva nelle mani dei nuovi attori del mercato” secondo un trend che ha “accresciuto la povertà e concentrato la ricchezza in una misura che non si era mai vista nella storia pregressa del capitalismo industriale.”

Nel raccontare tutte queste cose,  la forza del libro di Iannello – dedicato a Gerardo Marotta nell’anno del cinquantenario della fondazione dell’istituto Italiano per gli Studi Filosofici – sta molto nello stile che l’autore ha adottato, che è quello di un reportage fluente, non specialistico, che ti prende e ti conquista, fornendo nel contempo a studiosi e lettori desiderosi di approfondire un apparato bibliografico e critico imponente.

La possibile via d’uscita Iannello la indica nel capitolo finale del libro, programmaticamente titolato “In difesa dell’umano. Invertire l’ordine delle priorità: prima l’uomo poi l’economia”.

Per fare questo è necessario con estrema tenacia difendere le forme liberal-democratiche delle nostre istituzioni, che “permangono, nonostante i fini per la realizzazione dei quali tali forme erano state concepite siano stati sovvertiti.”

Secondo Iannello questa difesa è “il punto da cui riprendere il percorso interrotto, la base su cui iniziare il cammino di ricostruzione”,  attraverso azioni quotidiane, individuali e collettive di riaffermazione dei diritti della persona, riprendendo senza paure il programma che la Costituzione del 1948 ha limpidamente segnato.