L’onorevole Gaetano Pecorella, nel presentare nei giorni scorsi i risultati del lavoro della commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti in Campania, non ha resistito alla tentazione di fare cattiva letteratura. Perché sono senz’altro condivisibili le conclusioni contenute nel rapporto, secondo il quale l’istituzione del commissariato straordinario ha acuito la crisi, anziché risolverla, coprendo illegalità e collusioni d’ogni genere. Lo diciamo e scriviamo da anni, fa piacere che ora il parlamento della repubblica dica che effettivamente è andata così.

Inaccettabile e di cattivo gusto, invece, la metafora utilizzata dall’avvocato, che ha descritto la crisi dei rifiuti in Campania come “la peste del XXI secolo”. Gli organi dello stato non sono chiamati a far sfoggio di citazioni, ma a dire con chiarezza, ai due milioni di campani che vivono nei siti di bonifica di interesse nazionale, come si intende superare la situazione di rischio esistente. Come ha invece fatto Roberto Fico, neoparlamentare 5 stelle, in occasione della sua prima uscita pubblica a Scampia, dichiarando che “la bonifica della terra dei fuochi sarà la nostra TAV”. Altra serietà, altra responsabilità istituzionale, c’è da sperare.