Antonio di Gennaro, 13 marzo 2019

Prefazione al libro di Luigi d’Aquino e Francesco Paolo Innamorato:

I sistemi agricoli dell’Agro Nocerino. Ascesa e declino di un paesaggio culturale – YOUCANPRINT, 2019

Il libro che vi apprestate a leggere è un piccolo gioiello. Attorno al nucleo originario, costituito dall’analisi del territorio agroforestale di Nocera Inferiore effettuata per la redazione del nuovo piano urbanistico comunale, Luigi d’Aquino e Francesco Innamorato hanno costruito un racconto complesso degli ecosistemi e dei paesaggi dell’Agro Nocerino Sarnese, che affascina e sorprende come un romanzo. Dico sorprende perché il lavoro che i due autori svolgono autorevolmente da decenni è eminentemente scientifico, Luigi nel campo della ricerca e sperimentazione in agricoltura; Francesco in quello dell’analisi dei sistemi territoriali. Quello che ti aspetteresti allora è una rigorosa pubblicazione specialistica sugli aspetti agricoli e agronomici di un territorio assolutamente unico, quello dell’Agro, per il quale, nonostante il ruolo determinante avuto nella storia della Campania, ancora mancano studi d’insieme specifici.

Tutto questo indubbiamente nel libro c’è, ma è solo l’inizio del racconto. La descrizione delle terre, degli ecosistemi e dei paesaggi dell’Agro, mirabilmente compiuta dai due autori, diventa infatti lo scenario per la narrazione del divenire storico, nell’arco di due millenni, di una comunità locale, della sua economia e cultura, degli equilibri sociali. Se la storia raccontata nel libro è quella di un mutamento drammatico – lo sconvolgimento nell’arco di un paio di generazioni della porzione più pregiata di Campania felix, trasformata nella latitanza dei pubblici poteri in una conurbazione disordinata, segmento disperso di un sistema metropolitano fuori controllo – lo sforzo degli autori è quello di evidenziare il complesso di forze e processi che, nel contesto ecologico dato, questo mutamento hanno prodotto.

Se il libro si legge come un romanzo c’è pure un altro motivo, ed è il legame profondo che lega i due autori alla terra e al paesaggio oggetto della loro analisi e del loro racconto, che è tutt’altro che asettico, e vibra invece in ogni frase di un amore e di uno sdegno che essi non sono proprio in grado di celare. Oltre alle competenze specifiche, c’è un’energia che anima tutta la storia, che deriva dal fatto che Luigi d’Aquino e Francesco Innamorato vivono la loro professione, ne siano consapevoli oppure no, come una forma di impegno civile, quella che Manlio Rossi-Doria chiamava “la politica del mestiere”.

Allora è bello abbandonarsi al racconto che Luigi e Francesco ci propongono, in un esplorazione scientifica e culturale che comprende le rocce, il clima, il suolo, ma anche l’architettura rurale e la storia dell’insediamento, i progressi tecnici, i conflitti sociali, fino al racconto dell’ascesa e caduta della filiera agroindustriale gloriosa del pomodoro, un’eccellenza di scala mondiale che non abbiamo saputo proteggere, e che finisce col diventare l’emblema di una dinamica di declino territoriale che pare inarrestabile.

E’ una conoscenza complessa quella che gli autori ci propongono, che deriva dalla sintesi di saperi diversi, agronomici, storici, sociali, economici. Pure, è grazie a letture come questa, anche nei risvolti più amari, nel rimpianto per un futuro possibile che non è riuscito a imporsi, che una nuova consapevolezza può essere recuperata. Delle terre, ecosistemi e paesaggi che sono i protagonisti del libro molto rimane ancora da proteggere. Nonostante gli errori, non tutto è perduto, una porzione rilevante del patrimonio millenario ancora permane, ed è merito di questo libro quello di indicare ancora una strada.