All’inizio del quattordicesimo secolo la Napoli angioina consuma febbrilmente gli scampoli di pianura tra i rilievi e il mare: gli agricoltori devono trovare nuovo spazio in collina, dove tagliano i boschi e costruiscono  estesi sistemi di ciglionamenti (terrazze strette senza il muretto in pietra, tenute su da una scarpata inerbita), come quelli che miracolosamente si conservano sul versante dello Scudillo, a ridosso del centro storico, e che si possono ammirare entrando in città con la tangenziale, dopo la galleria di Capodimonte, guardando sulla destra.  Su queste fitte sistemazioni collinari gli agricoltori diffondono i sistemi tradizionali di agricoltura promiscua, gli orti arborati e vitati, una variante del giardino mediterraneo di Emilio Sereni, il paesaggio agrario che  ha le sue radici nella colonizzazione greca di duemila anni prima.

Sempre nella prima metà del ‘300, sul decumano è in costruzione la basilica gotica di S. Chiara, e c’è un legame strettissimo tra i monumenti di tufo, la città di pietra, ed i monumenti viventi di clorofilla, il centro storico verde della città.

Il merito principale del nuovo piano regolatore è la tutela a tempo indeterminato di questo straordinario ecosistema rurale incastonato nella città. Un reticolo di aree verdi, una green belt che sorprendentemente interessa più di un quarto del territorio urbano, e che oggi con legge regionale è diventata area protetta: il Parco delle colline di Napoli.

Il problema è che i monumenti viventi, come quello dello Scudillo, necessitano, ancor di più di quelli di pietra, di manutenzione, cura, investimenti, per preservare e sostenere il delicato miracolo quotidiano che è l’agricoltura urbana, il tessuto di aziende agroforestali ancora presenti in città: una fabbrica  silenziosa di biodiversità, prodotti tipici, manutenzione idrogeologica, depurazione, condizionamento climatico, memoria, bellezza, tempo libero.

Sul Parco delle colline è ora calata una cortina di oblio: la grande infrastruttura verde non rientra tra le priorità della nuova amministrazione, che preferisce seguire una irresistibile vocazione marinara, con i pochi fondi ed energie destinati alle regate ultratecnologiche in mondovisione, mentre le masserie ad una ad una si spengono.

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