Antonio di Gennaro, 3 febbraio 2015

La lunga guerra dei rifiuti in Campania –  non poteva essere altrimenti –  ha lasciato ferite profonde nel tessuto sociale e istituzionale: c’è un nervo scoperto, un conflitto latente, sempre aperto: le immediate e virulente reazioni negative alla proposta del Comune di realizzare a Scampia un impianto di compostaggio sono lì a dimostrarlo. L’indisponibilità dei territori alla localizzazione di qualunque tipo di impianto – poco importa si tratti di inceneritori o di impianti di compostaggio – è un muro contro il quale si scontra ogni tentativo di soluzione strutturale del problema.

In questo clima di totale ostilità e sfiducia, ogni ragionamento è impossibile, ed è un peccato, perché così si annullano i margini di manovra che pure si é riusciti faticosamente a guadagnare. Rispetto al piano rifiuti a suo tempo presentato alla Commissione europea, i progressi a scala regionale nella raccolta differenziata (con il capoluogo, in verità, fermo al palo), consentirebbero un ripensamento delle scelte, con meno inceneritori e più impianti di compostaggio. Anche gli ziggurat di ecoballe, a detta di esperti autorevoli, potrebbero essere trattati in tempi ragionevoli addirittura negli impianti STIR esistenti, apportando a questi ultimi limitate modifiche tecniche.

Insomma, una discussione seria intorno a un mix pragmatico e calibrato di soluzioni tecnologiche, in grado di chiudere finalmente il ciclo, potrebbe finalmente aprirsi, ma poi ogni azione si arresta, di fronte all’opposizione invalicabile dei territori, ed allora si ritorna alla tregua armata, allo status quo deprimente, fatto di non-decisioni, di attese e rimandi, che oltre a dilapidare soldi pubblici per la mortificante esportazione fuori regione dei rifiuti, equivale alla sconfitta di tutti.

Ma il tempo è scaduto, e una riflessione si impone: nelle istituzioni innanzitutto, affinché ogni proposta non appaia come espediente estemporaneo, ma sia seriamente inquadrata in una strategia credibile di riqualificazione e risarcimento dei territori; ma anche in quelle forze culturali, morali e religiose che sostengono incondizionatamente la protesta, al di là di ogni ragionevole evidenza tecnica e scientifica, non riuscendo sempre ad operare una distinzione tra le sacrosante ragioni delle comunità locali, e l’anti-istituzionalismo preconcetto, utile solo a perpetuare indefinitamente  subalternità, rancori, divisioni.

Pubblicato su Repubblica Napoli del 7 febbraio 2015 con il titolo “Rifiuti, un problema ancora irrisolto”