Antonio di Gennaro, 9 marzo 2015

Nella foto dal cielo di Astrosamantha gli uomini non si vedono: c’è l’area napoletana con la sua fisiografia, come si è determinata negli ultimi undicimila anni, con il mosaico straordinario di vulcani ed ecosistemi: in nessun altro posto al mondo esiste una tale incredibile variabilità di paesaggi, da mozzare il fiato. Si, vista dall’alto la nostra terra è proprio così.

Le cose cambiano al livello del suolo, perché la foto dell’amica in orbita inquadra quello che al momento è il pezzo d’Italia più povero, al fondo della graduatoria del reddito pro-capite. Come se non bastasse, alla povertà monetaria – è notizia dell’altro giorno – si accompagna quella civile e dei servizi: il primato negativo riguarda anche il sistema sanitario, il welfare è più debole qui, proprio dove ce ne sarebbe più bisogno. Anche il capitale umano si erode, se i nostri ragazzi non rimangono, vanno via per studiare, per riguadagnare una prospettiva attraente di vita, all’ombra di paesaggi probabilmente meno suggestivi ma tremendamente più sicuri e agganciati alla modernità.

Ma non sono queste le cose che più spaventano, quanto la mancanza di una reazione adeguata, di una strategia per uscire da questo brutto sogno. Le classi dirigenti sono in stallo. Siamo indietro con la programmazione dei fondi europei 2014-2020, il malato è così debole che non riesce nemmeno più a reclamare le risorse per il sossestamento. La pubblica amministrazione è in liquidazione, il governo e la cura del territorio in disarmo,  la bella terra fotografata da Astrosamantha, ci casca addosso, si sbriciola, è rovinata dagli abusi.

Eppure la foto dal cielo inquadra precisamente la città metropolitana che sta nascendo, un mosaico complesso del quale Napoli è solo un piccolo segmento. Quella foto sarebbe utile, se restituisse una prospettiva d’insieme, stimolasse nuove idee. La Spagna ha utilizzato questo decennio di crisi per riprogettarsi, rinnovare motivazioni e strategie, e ripartire. Un lavoro che sarebbe tanto più necessario qui, mettendo all’opera proprio quelle giovani energie ora costrette a fuggire. Perché l’Italia ha bisogno della foto di Astrosamantha, e di noi.

 

Astrosamatha