Antonio di Gennaro, 4 giugno 2014.

Strana cosa la burocrazia: nelle democrazie normali è lo strumento ordinario, magari un po’ pedante ma affidabile, per risolvere i problemi collettivi, nel rispetto della legge. Da noi no, è un labirinto, un incubo kafkiano, uno specchio oscuro dove le cose si confondono, le soluzioni si allontanano, la fiducia dei cittadini si perde. All’emanazione del decreto “Terra dei fuochi” avevamo scritto su questo giornale che si trattava di un provvedimento strampalato, con un’architettura barocca, sarebbe a dire inutilmente complicata e priva di sostanza. Con un aspetto decisivo di debolezza: la mancanza di copertura finanziaria, perché le risorse necessarie allo svolgimento delle attività previste, semplicemente non c’erano.

Una pletora di enti ed istituti al lavoro, e zero soldi. Il clamoroso stop alle indagini annunciato ieri è dovuto semplicemente a questo. Anche riguardo alla possibile presenza di rifiuti radioattivi, non ci sono informazioni nuove, o nascoste. Il protocollo del gruppo di esperti già prevedeva, tra le indagini preliminari sui 64 ettari agricoli a maggior livello di rischio, quelle radiometriche, ma il problema è che non si capisce chi dovrebbe farle e con quali soldi. Mentre, per inciso, i risultati delle analisi effettuate sino ad oggi sulle produzioni agricole coltivate in queste aree, hanno confermato una volta di più la loro completa sanità.

Il fatto è che lo Stato è sceso in campo senza una strategia unitaria, con i diversi settori dell’amministrazione – quello sanitario, ambientale ed agricolo – all’opera ciascuno per proprio conto, perseguendo obiettivi differenti, utilizzando approcci differenti, addirittura riferendosi a pezzi di legislazione differenti. Con un atteggiamento che è oscillato tra la competizione e lo scaricabarile furbesco, come se il problema, le soluzioni e le risposte da dare non dovessero avere aspetti fortemente unitari.

Quanto alla Regione Campania, ha perso una grande occasione. Invece di ripararsi sotto il cappello governativo, avrebbe potuto assumere la regia delle operazioni, accollandosi certo grandi responsabilità (e i relativi costi), con la possibilità però di ritrovare sul campo la credibilità perduta. La prudenza (e un certo cinismo) ha prevalso. Il risultato è che ora la burocrazia mostra il volto decisamente peggiore: quello dell’elusione, dell’indecisione, dell’approssimazione.

Il momento è difficile. Giunge a questo punto propizio l’appuntamento di sabato 7 giugno della Repubblica delle Idee: al Teatrino di corte, Carlo Petrini e Marino Niola, moderati da Ottavio Ragone, si confronteranno in un dibattito dal titolo “Campania Felix: oltre la terra dei fuochi”. Sarà una buona occasione per fare il punto sulla situazione, partendo dagli eccezionali valori, dalle grandi tradizioni in gioco, da una visione di futuro ancora possibile per questa terra, tutte cose che meriterebbero ben altra concretezza, spirito di servizio, coraggio.

Pubblicato su Repubblica Napoli dell’11 giugno 2014 con il titolo “Terra dei fuochi: lo Stato è scoordinato, ogni amministrazione segue la sua strada”.