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Ieri sera la casa piena di figli, di amici dei figli, c’era pure Thomas, l’ospite francese, in trepidante attesa dell’episodio della nuova serie di Gomorra, con grande carbonara per tutti. Li osservavo. Ormai Gomorra è un mondo, un universo culturale complesso, una galassia che ruota intorno al suo autore, che va dal giornalismo alla fiction al teatro, dalla politica fino alla terra dei fuochi.

In tutto questo, si celebra in questi giorni il decennale dell’uscita del libro con i quale iniziò la saga. Formarsi un giudizio non è semplice, ed è utile distinguere le diverse cose. Gomorra è stato innanzitutto lo svelamento nel dibattito pubblico nazionale e globale, dell’organizzazione dei Casalesi, della sua rete di attività criminali, del suo controllo di una parte rilevante del territorio campano. E’ stata una cosa molto importante,  nel decennio nel quale lo Stato ha reagito, e il gruppo dirigente dei Casalesi lo ha sgominato, tolto di mezzo, mandato tutto in galera.

Poi c’è il filone ambientale, quello della terra dei fuochi, il mio giudizio su queste cose l’ho espresso più volte, è inutile tornarci su. La lettura ecologico-territoriale che è stata data è infondata, e soprattutto non ha aiutato a produrre idee e progetti di governo del territorio per riscattare i paesaggi mortificati, ci ha allontanati e non avvicinati ad una soluzione.

Poi c’è la parte politica, Gomorra e il suo autore sono diventati la pietra di paragone per discriminare la buona dalla cattiva politica. Anche su questa cosa, il mio giudizio, per quello che naturalmente vale,  è di desolata preoccupazione.

Poi c’è la parte artistica, la cultura popolare, e qui non so che dire, ho osservato per un po’ gli ospiti assiepati sul divani, rapiti dal racconto epico del male, realizzato con maestria. Alla fine me ne sono tornato in camera a leggere, mi annoio un po’, se ho voglia di hard boiled e di storie di territori senza speranza preferisco Hammett e il suo “Raccolto rosso”.