Michele Serra, Repubblica del 19 dicembre 2019

«Le aziende non sono solo realtà economiche ma anche organismi sociali. Non vanno giudicate solo dai profitti, ma anche misurando effetti negativi e costi esterni. Calcolando i danni ambientali che creano o quanto promuovono inclusione e giustizia sociale». Chi parla così non è un neomarxista alla Piketty. È uno dei guru del capitalismo mondiale, l’ottantunenne Klaus Schwab, fondatore del World Economic Forum di Davos, intervistato da Ettore Livini.
Viene spontaneo domandarsi come mai un mondo ultra-dinamico e per giunta molto facoltoso (con fior di centri studi a disposizione) stia arrivando nel 2020 a conclusioni alla portata di molti già alla fine del secolo scorso, prima che accadesse l’irreparabile: ovvero che le gran parte delle aziende NON agissero come organismi sociali, giudicassero se stesse solo in base ai profitti, si guardassero bene dal calcolare costi esterni e ricaduta sociale delle loro azioni.
Questo lascia sospettare che tanto il signor Schwab quanto la moltitudine di manager e consulenti di quello che chiamiamo, con necessaria approssimazione, capitalismo, anche quando umanamente atteggiati al meglio, hanno avuto zero possibilità di correggere la rotta.
Il Capitale descritto da Marx come un’entità quasi sovrumana, dotato di meccanica propria, “intelligenza” propria, evidentemente esiste.
Mica rileggersi quel tremendo mattone che è Das Kapital in edizione integrale, per carità. Ma un buon gadget per gli ospiti del prossimo Forum di Davos, oltre alla bottiglia di champagne in camera, sarebbe quel prezioso bigino che è il “Compendio del Capitale” dell’anarchico pugliese Carlo Cafiero. Il libretto è del 1879, ottima annata anche per lo champagne.