Il declino della città che ha contraddistinto il lungo decennio jervoliniano continua inarrestabile in questo primo inconcludente biennio della giunta de Magistris. Due anni, un tempo prezioso, sono stati consumati in un evanescente spot, con la mente rivolta non ai problemi della città ma ad una affermazione nazionale, considerata a portata di mano. Le cose sono andate diversamente, altri sono stati beneficiati dai frutti di questo inverno dello scontento. Nel frattempo la crisi della città si aggrava, ed è crisi strutturale.

C’è il dissesto economico, che andava affrontato subito, con decisioni coraggiose, e non ora, sotto dettatura del governo. Il costosissimo colosso delle partecipate, è sempre lì, grande fabbrica di consenso malato, con una gestione opaca della quale non sono chiari gli obiettivi e i benefici reali per la città. Il corpo fisico della città, in mancanza di manutenzione quotidiana, si sta sfarinando. L’urbanistica e la macchina amministrativa sono in stand by: manca assolutamente un’agenda, una strategia per le dieci municipalità, che sono dieci città nella città, mentre il dibattito, anziché allargarsi alla scala metropolitana, si attorciglia inconcludentemente sempre su pochissime, chissà quanto reali, priorità. L’impiantistica per i rifiuti non c’è ancora, continuiamo tutti a pattinare su un ghiaccio estremamente sottile.

C’è poi la crisi principale, che è crisi di classe dirigente, affatto superata dal decisionismo del ristrettissimo cerchio magico di palazzo S. Giacomo, che parla di beni comuni e partecipazione, ma continua a far votare al consiglio provvedimenti preconfezionati, con profili di praticabilità e legittimità sempre pericolosamente incerti.

Eppure questa città dispone di una molteplicità di risorse, culture, esperienze, capacità inutilizzate, dalla precedente come da questa amministrazione. Sarebbe questo il momento di aggregarle, in un’assunzione generale di responsabilità, consapevoli che non ci sono traiettorie e carriere personali da lanciare. Tenere in vita la città è un lavoro duro, ingrato, alla fine nessuno ringrazierà.

E’ diventato Papa un uomo buono, capace, amico degli ultimi della Terra. Viene dal Nuovo Mondo, si chiamerà come il Povero d’Assisi. Si è presentato con semplicità, prima di benedire ha chiesto lui di essere benedetto, si è inchinato ai fedeli. Sono gesti mai visti, nulla sarà più come prima. C’è speranza.

10 marzo. La Veronica persica, delicata creaturina. C’è una breve stagione a Napoli che i muri antichi di tufo giallo diventano i giardini più belli e sorprendenti della città.

veronica

Le colline del Fortore, uno dei paesaggi più belli e importanti, tra i meno conosciuti della Campania. Qui erano i querceti a perdita d’occhio e le praterie dei Sanniti. Iniziarono i Romani a tagliare i boschi, il diboscamento proseguì in epoca comunale, ma il cambiamento epocale avviene nel XVIII secolo, con l’avanzare della granicoltura. Giuseppe Maria Galanti, a fine ‘700, racconta questo processo come una grande crisi ambientale, con l’erosione rapida e il dissesto dei suoli, privati della protezione arborea. Al posto del manto boschivo si forma un nuovo ecosistema, che Giacomini nel suo volume sulla flora d’Italia per il Touring Club definisce “steppa mediterranea”: un mosaico a perdita d’occhio di cereali e praterie, pure caratterizzato da una inaspettata biodiversità, e frammentato in un patchwork di minuscole proprietà e appezzamenti, a volte appena sufficienti per seppellire un uomo, per usare le parole di Manlio Rossi Doria, che proprio per questi paesaggi conia l’ossimoro del “latifondo contadino”.

E’ uno dei paesaggi più belli della Campania e d’Italia: il mosaico rarefatto di campi muta colore con le stagioni: sono le terre della openess, dell’apertura, della vastità, dell’essenzialità, della sobrietà. Un pezzo appartato di mondo troppo delicato, inerme contro l’ horror vacui, la nostra incapacità di comprenderne il respiro, percependolo alla fine come spazio vuoto, da riempire e snaturare con una teoria di generatori eolici.

Stagioni in città

3 marzo. La magnolia, all’alba.

Luce

10 marzo. La piccola Stellaria.

stellaria

… Aveva questo Marcovaldo un occhio poco adatto alla vita di città: cartelli, semafori, vetrine, insegne luminose, manifesti, per studiati che fossero a colpire l’attenzione, mai fermavano il suo sguardo che pareva scorrere sulle sabbie del deserto. Invece, una foglia che ingiallisse su un ramo, una piuma che si impigliasse ad una tegola, non gli sfuggivano mai: non c’era tafano sul dorso di un cavallo, pertugio di un tarlo in una tavola, buccia di fico spiaccicata sul marciapiede che Marcovaldo non notasse, e non facesse oggetto di ragionamento, scoprendo i mutamenti della stagione, i desideri del suo animo, e le miserie della sua esistenza.

Italo Calvino, Marcovaldo ovvero Le stagioni in città.

10 Marzo.

Yellow and Blue

Perché poi, alla fine, questa nostra Repubblica è fatta di tre cose: sovranità, popolo e territorio. L’uso e l’abuso del territorio sono questioni politiche per eccellenza. Una delle novità del recente sconvolgimento elettorale, con l’affermazione del Movimento 5 stelle, è il ritorno del territorio nell’agenda politica. Non il territorio dei tecnici e degli specialisti, ma quello dei paesaggi urbani e rurali della nostra povera quotidianità, quelli che attraversiamo tutti i giorni, che determinano i nostri stati d’animo, che vorremmo migliori, più belli, salubri e sicuri. Il territorio vissuto attraverso gli occhi dei cittadini.

I partiti imbalsamati della prima e seconda repubblica se n’erano dimenticati. La questione ambientale era scomparsa dai programmi, della sinistra come della destra. Il notevole consenso raccolto da un movimento che ha messo la qualità del territorio al centro della sua azione, è un segno ulteriore dell’allontanamento (irreversibile?) della vecchia classe politica dai desideri, le aspirazioni, le reali urgenze dei cittadini. Per i quali, invece, la cura, la manutenzione, la riqualificazione delle città e dei paesaggi è l’opera pubblica fondamentale, il New Deal per risollevare il paese.

6 marzo. Scirocco.

scirocco

4 marzo. Una viola è spuntata, all’improvviso, in una fessura ai piedi del muretto.

violetta

Si possono fare molte cose con il 25% dei voti. Si può partecipare a un governo di coalizione, o sostenerlo dall’esterno. Si può stare all’opposizione. Si può anche chiedere l’incarico per formare un governo di minoranza: può darsi che gli altri decidano di sostenerlo. Sono tutte posizioni legittime, dipende dagli obiettivi che ci si pone.

Diverso è dichiarare che le cose che uno vuole fare sono possibili solo disponendo della maggioranza assoluta, anzi della totalità dei consensi. L’idea non è nuova, l’ha già avuta Berlusconi. La convinzione che i propri obiettivi siano perseguibili  esclusivamente “in purezza”, senza contaminarli con accordi con altre forze, lasciamola alle sette religiose e ai movimenti integralisti.

E’ nel pluralismo di posizioni che le scelte collettive si formano, si attuano, diventano realtà.

4 marzo. A passeggio con Argo, cucciolo meticcio zampe grosse, in un’alba di fine inverno, ai confini della città.

confini_citta

L’onorevole Gaetano Pecorella, nel presentare nei giorni scorsi i risultati del lavoro della commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti in Campania, non ha resistito alla tentazione di fare cattiva letteratura. Perché sono senz’altro condivisibili le conclusioni contenute nel rapporto, secondo il quale l’istituzione del commissariato straordinario ha acuito la crisi, anziché risolverla, coprendo illegalità e collusioni d’ogni genere. Lo diciamo e scriviamo da anni, fa piacere che ora il parlamento della repubblica dica che effettivamente è andata così.

Inaccettabile e di cattivo gusto, invece, la metafora utilizzata dall’avvocato, che ha descritto la crisi dei rifiuti in Campania come “la peste del XXI secolo”. Gli organi dello stato non sono chiamati a far sfoggio di citazioni, ma a dire con chiarezza, ai due milioni di campani che vivono nei siti di bonifica di interesse nazionale, come si intende superare la situazione di rischio esistente. Come ha invece fatto Roberto Fico, neoparlamentare 5 stelle, in occasione della sua prima uscita pubblica a Scampia, dichiarando che “la bonifica della terra dei fuochi sarà la nostra TAV”. Altra serietà, altra responsabilità istituzionale, c’è da sperare.

8 marzo. Napoli, nebbia.

nebbia

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